Manifesto.
Tecnologia È Politica
Viviamo un’epoca di trasformazioni radicali. Le rivoluzioni digitali e tecnologiche non sono solo strumenti: sono politica, potere, visione del mondo.
Se non ce ne impadroniamo, saranno altri a farlo per noi.
“Siamo di fronte a una vera e propria crisi del mondo. Viviamo in un’epoca per molti aspetti suprema della storia dell’uomo sia per le possibilità che per i rischi. Innanzitutto bisogna impadronirsi il più possibile della conoscenza di questi fenomeni. A tutti i livelli”.
Enrico Berlinguer

Eppure la sinistra, fautrice dell’internazionalismo, ha perso il treno della globalizzazione digitale. Ha lasciato che fosse la destra estrema a sfruttarne le potenzialità, mentre avrebbe dovuto guidarla per correggerne le distorsioni e renderla un’opportunità per tutti e tutti.
Invece di esultare di fronte ai processi di globalizzazione e digitalizzazione, tanta parte delle forze progressiste li ha avversati, lasciandoli nelle mani dei sovranismi e delle destre autoritarie.
- Perché chi domina il digitale controlla il potere.
- Perché la rivoluzione digitale può emancipare o soggiogare.
- Perché le connessioni hanno sostituito le geografie, ridisegnando il concetto stesso di prossimità e comunità.
“Il ritardo culturale e politico della Sinistra di fronte ai temi della rivoluzione elettronica. Bisogna avere il coraggio di un’utopia che lavori sui «tempi lunghi» per raggiungere l’obiettivo di utilizzare sempre nuove scoperte scientifiche per migliorare consapevolmente i processi economici e sociali”.
Enrico Berlinguer
Due foto a distanza di pochi anni raccontano bene lo scacco:

Congresso Usa 2020, i Big 4 alla sbarra

Insediamento di Trump 2025
Un errore epocale nel 2020 demonizzare i big tech, metterli alla sbarra con ragioni e richieste ridicole, vaghe, arroganti e fuori dal mondo, invece che gestirli e trarne forza per pilotare insieme il cambiamento.
La conseguenza inevitabile è stata quella di lasciarli completamente nelle mani di altri.
“Non ci si può opporre ad avvenimenti di questo genere schierandosi con il vecchio o cercando di mantenere un carattere chiuso al patrimonio culturale. Perché, portata all’estremo, questa diventa una posizione reazionaria. I periodi di grandi trasformazioni possono anche comportare, temporaneamente, abbassamenti del livello culturale, della creatività, della creazione artistica, ma, insieme, mettono in campo nuove energie, nuovi intelletti, nuove forze. Conta in modo decisivo la capacità di orientare e governare questi processi”.
Enrico Berlinguer
LA NUOVA SFIDA DELL’AI
Lasciamo che l’AI apprenda in modo mono culturale e colonizzante, con stereotipi e pregiudizi, o incidiamo sui training di apprendimento?

Benvenuti nell’era delle elezioni con l’intelligenza artificiale generativa
CHE FARE?
Dobbiamo riappropriarci degli strumenti della rivoluzione digitale per:
- Difendere e rafforzare la democrazia.
- Combattere autoritarism e nazionalismo, sovranismi e censure.
- Dare nuove opportunità a lavoratori e cittadini, garantendo formazione e strumenti per affrontare il cambiamento.
- Utilizzare l’AI, i social, le piattaforme digitali per costruire narrazioni alternative e contrastare la manipolazione algoritmica.
- Acquisire padronanza del nuovo linguaggio digitale e delle tecniche di marketing elettorale, per rovesciare il flusso di consensi.
Il digitale può liberare dai confini, dalle appartenenze di sangue e territorio, di prossimità e destino. Col digitale possiamo creare e abitare nuovi mondi, professioni, relazioni, comunità.
Riprendiamo in mano gli strumenti della nostra emancipazione, del nostro potere, della nostra Rivoluzione.